13/04/2007
A scuola dal Cardinale....(1586 - 1591)
Come il santo martire il giorno della sua vocazione...

CARAVAGGIO, Vocazione di San Matteo, 1599
Dicembre 1586. (Michelangiolo Merisi ha 15 anni)
Il cardinale mi stava aspettando nel piccolo studio adiacente la chiesetta del paese. Ogni mese il prelato mi convocava per affidarmi piccoli lavori di sistemazione delle parti lignee degli ornamenti sacri o per ritoccare con il colore le statue che addobbavano le pareti dell'edificio. Ero ancora molto giovane, ma lavoravo già da un anno in una bottega di un pittore di Milano e il cardinale riponeva un'insolita fiducia nelle mie capacità artigianali. Entrando nella stanza, il cardinale alzò la testa dal libro che stava leggendo, assorto profondamente in pensieri a me imperscrutabili.
"Ah, il mio giovane artista... stavo pensando a qualcosa da farti sistemare, ma non mi sovviene nulla, per il momento". Rimasi come al solito abbagliato dal rosso vermiglio del mantello che emergeva dalla tunica bianca come il latte. Restai in piedi ad aspettare che mi dicesse qualcosa o che mi congedasse al più presto, ma quella volta, per un preciso desiderio di "darmi" qualcosa su cui lavorare, il cardinale mi fece accomodare sulla sedia con un gesto eloquente della mano.
"Caro figliuolo, tuo padre mi ha chiesto di insegnarti la dottrina della Chiesa in cambio dei tuoi favori, e ritengo giusto compensare il tuo diligente lavoro con il denaro che Dio distribuisce a coloro che si dedicano anima e corpo alla redenzione dei peccatori. Molte volte mi sono chiesto se questa sia una missione possibile per noi umili servi del Signore, ma la fede nelle facoltà guaritrici della parola divina e le incessanti dimostrazioni dei suoi poteri, mi aiutano quotidianamente ad affrontare con coraggio, speranza e compassione i gravosi impegni della predicazione. L'uomo è inconsapevole di essere un peccatore, poiché agisce seguendo i dettami della carne ed è difficile, anche per noi servitori della Parola di Cristo, prendere atto di essere come tutti gli altri uomini e di peccare forse più delle persone umili e semplici di cuore. La perfezione si raggiunge al termine di una "longhissima via" tracciata dai santi che hanno creduto fino in fondo nell'esistenza del Cristo che si fa carne all'interno di ogni uomo. Tale perfezione non si raggiunge attraverso l'erudizione, l'astinenza o la rinuncia ai piaceri corporali, ma attraverso tre fasi di conoscenza della natura umana, della natura divina e della natura spirituale. Ebbene, se la cosa non ti dispiace, mi metto a tua disposizione per educare la tua anima ai semplici principi di trasformazione della carne nell'amore vivificante di Cristo e infine nella conoscenza del suo spirito." Il cardinale mi camminava intorno, a testa bassa, gesticolando con le mani nell'evidente sforzo di scegliere le parole giuste affinché potessi comprendere almeno la buona intenzione di tradurre la dottrina cristiana in parole semplici e dirette. Non sapevo cosa rispondere, anche perché il prelato non sembrava interessato alla mia opinione in proposito, ritenendo tale impegno un atto volontario per sdebitarsi dei miei servigi, per cui non potevo sottrarmi. Mi sentii insolitamente nervoso. Giravo il cappello tra le mani come se fossi in procinto di essere sottoposto a un esame di coscienza a cui non avevo mai pensato in vita mia, e mi dimenavo interiormente come un animale in gabbia. "Non voglio costringerti ad ascoltare le mie lezioni e non ti chiederò di comprenderle. Sei ancora giovane, ma hai dimostrato uno spirito di sacrificio nel lavoro che ti distingue dagli altri. Non avere paura di scegliere di rinunciare all'istruzione spirituale, anche perché l'uomo virtuoso agisce secondo la coscienza divina e ogni sua azione, anche la più immediata e istintiva, è pervasa dalla grazia. Il Padre tuo mi ha incaricato di istruirti alla conoscenza della natura umana, delle virtù e dei sacramenti cristiani. Ciò ti sarà di grande aiuto nel tuo lavoro, nella vita e nelle difficoltà." Il cardinale intrecciò le dita delle mani in attesa di una risposta. Abbassai la testa. Non avevo mai provato un simile turbamento, ma dopo qualche secondo mi sentii più rilassato e annuii, anche se non ero certo che quella fosse una mia precisa volontà. Non avevo mai avuto una vocazione religiosa, anche se mia madre lo aveva desiderato educandomi all'obbedienza, al rispetto e alla buona condotta. Ero un semplice artigiano, ignorante e privo di ambizioni, ma il destino aveva voluto che avessi la possibilità di essere istruito alla dottrina che fino ad allora mi era sempre stata estranea, come il San Matteo che avrei dipinto 13 anni più tardi. seduto a conversare in una osteria della città. In effetti mi sentii in quel momento come il santo martire nel giorno della sua vocazione: la stesso testa china, lo stesso imbarazzo nei confronti degli amici e la paura di non poter più tornare indietro. Cristo mi stava chiamando, dal profondo del mio essere, e San Pietro, nei panni del cardinale, mi indicava tra coloro che potevano intraprendere la Grande Opera e portare a compimento l'annerimento della prima materia. Non avevo scelta. Non potevo che abbassare lo sguardo e farmi riconoscere. Come il santo martire nel giorno della sua vocazione......
Per yuna analisi del dipinto clicca il link a fianco: emblemi della percezione cognitiva
18:10 Scritto da: na-caravaggio in Religione e Spiritualità | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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